di Giacomo Amadorisabato 15 agosto 20267' di lettura«Sono in Zimbabwe, non in Camerun». Tchoukoua Ckuidieu (è questo il suo vero cognome, quello che ha sui documenti e che ha trasmesso ai suoi due figli), alias Gomes Clesio Tavares, è l’uomo del momento. Lunedì il Tribunale di Roma ha emesso un ordine di custodia cautelare nei suoi confronti per l’attentato realizzato il 16 ottobre 2025 davanti alla casa del conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Per gli inquirenti Valter Lavitola, il suo capo, arrestato cinque giorni fa, sarebbe il mandante dell’azione, mentre Tavares è accusato di essere uno degli esecutori. L’unico ancora a piede libero. Ci risponde dall’Africa nera. E annuncia: «Io non vivo in Camerun, vivo in Italia e a brevissimo sarò lì. Mi hanno detto che non è bello rientrare, ma lo farò». Ha già una data? «Non gliela posso dire. Ma sarà prestissimo. Io voglio almeno passare da casa prima che mi portino via. E se vi dico quando atterro sicuramente non riuscirò a scendere nemmeno nella sala arrivi». Gli facciamo presente che con il suo nome non avrà nemmeno il tempo di mettere piede nel nostro Paese che sarà preso in custodia dalle forze dell’ordine.Tavares non si scompone: «Almeno non voglio i giornalisti ad aspettarmi». Sembra di capire che non abbia alcuna paura di finire in manette. «È così, perché se anche mi arrestano sarà solo per pochi giorni». Perché ha intenzione di raccontare la verità? «Non ci sono bugie da dire. Sto seguendo un progetto quaggiù e non ho intenzione di sabotarlo. Vengo, dico la verità e ritorno in Africa a continuare il lavoro».Lei crede che dopo aver riferito la sua versione uscirà velocemente dalla prigione? «Sicuramente». Quindi è una verità a lei favorevole? «Non lo so». Se pensa di restare poco in cella, significa che ritiene di poter dire cose che la scagionino, no? «I giudici aspettano la verità e se la dico mi devono lasciare andare». Gli facciamo notare che la scarcerazione non sarà automatica se ammetterà di aver messo lui la bomba. Tavares scandisce la sua risposta: «Se dico che non resterò in galera, vuol dire che la verità non mi farà restare in galera». La sua fiducia cozza con la gravità delle contestazioni: per la Procura e il gip sarebbe stato il trait d’union tra Lavitola, il mandante della bomba, e gli esecutori materiali dell’attentato, che avrebbe istruito personalmente dopo un sopralluogo davanti alla casa di Ranucci. Senza contare l’aggravante del metodo mafioso che potrebbe cadere solo se fosse dimostrato che fossero state prese tutte le precauzioni affinché nessuno si facesse male. A questo punto gli chiediamo se la sua verità sia diversa da quella di Lavitola e lui ci risponde di non poter rilasciare dichiarazioni sull’inchiesta senza il via libera del suo avvocato: «Fino a quando non parlo con il mio legale non posso dire niente. Abbiamo concordato di sentirci lunedì. Non voglio più fare gli sbagli che ho fatto all’inizio di questa vicenda». E come si chiama il difensore? «Vuole rimanere anonimo» ci fa sapere Tavares.La telefonata si trasforma in una videochiamata. Il quarantasettenne camerunense ci mostra due persone sedute di fronte a lui con cui sta discutendo di questioni di lavoro. Quindi ci confida i suoi prossimi spostamenti: «Stasera lascio l’ufficio e domani parto per il Kenya». Va a Nairobi? «Non glielo dico» ride. «Se dobbiamo incontrarci sarà in un Paese dove non ho progetti». Per esempio l’Italia? «Ecco, in Italia, in Francia, in Belgio...». Noi la aspettiamo qua a Roma. «Ottimo, meglio così». Ha detto a breve... «A brevissimo» ribadisce. Strappargli la data è impossibile: «Attualmente sono in Zimbabwe, la settimana prossima vado in Kenya e non posso rivelare dove mi recherò dopo. La cosa che posso dire è che presto sentirete che sono di nuovo in Italia».Ranucci, Tavares: "Pronto a tornare, ma non posso dire quando"Clesio Tavares, destinatario con Valter Lavitola di una ordinanza di custodia cautelare per l'attentato a Sigfrido R...LA CONFESSIONE DI LAVITOLA