Gomes Clesio Tavares è un uomo scaltro. Accusato di aver assoldato il commando che ha piazzato la bomba sotto casa di Ranucci, dopo l’attentato ha preso un volo per l’estero. E non è più tornato. Al telefono assicura: «Non ho nulla da temere». E si spinge ad aggiungere: «La giustizia deciderà cosa è vero e cosa no» in questa vicenda. Più che un viaggio in Africa, la sua sembra una vera e propria fuga. Non crede? «Sono qui per affari, non sono scappato». Dove si trova? Sempre in Camerun? «Non proprio in Camerun. Sono in Africa, ma non posso essere più preciso». Nelle scorse settimane aveva detto che sarebbe rientrato in Italia. Lo farà? «Sicuramente». Quando? «Non voglio dirlo». Temporeggia perché nei suoi confronti è stato emesso un mandato di arresto? «Non posso commentare questa vicenda. Il mio avvocato mi ha consigliato di non parlare». Chi è il suo legale? «Vuole restare anonimo». Quando tornerà nella Capitale, lei verrà arrestato. Lo sa? «Non ho paura di tornare». Però, per ora, preferisce restare lì. «Non penso di aver fatto qualcosa che meriti il carcere». Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato e ha fatto anche il suo nome. Stupito? «Ho visto sui giornali le dichiarazioni di Valter, ma non ho ancora avuto il tempo di leggerle». Tra lei e “il dottore” c’è un legame molto stretto. Lavora nel suo ristorante, è una sorta di tuttofare. È vero che lo considera come un “padre”? «Ci conosciamo da molto tempo». Il primo incontro è stato in carcere a Poggioreale? «No. Risale ad anni precedenti, ma non voglio dare dettagli». Ai magistrati, Lavitola ha confermato il suo ruolo in questa storia. Si è sentito tradito? «Davvero, di questa vicenda non posso parlare». Sua moglie, intercettata al telefono dai carabinieri, le ha confidato di essere preoccupata per lei. «Non è vero. La preoccupazione non aiuta nessuno». Guardi che quelle parole sono riportate negli atti d’indagine. «Sono tre o quattro anni che vado avanti e indietro per l’Africa, ma mia moglie si lamenta sempre quando rimango fuori dall’Italia per più di dieci giorni». Vi sentite? «Certo, ogni giorno. Lei mi vuole vedere e pure i miei due figli». Le consiglia di tornare anche se questo vuol dire entrare in carcere? «Su questo punto è impaurita, ma io credo che rimarrò in cella solo il tempo di qualche formalità. Se fossi a Roma, tutto questo si sarebbe già risolto». Eppure in Italia non è ancora rientrato. «Qui ho degli affari da sbrigare». Affari per Lavitola? Di che tipo? «Io e Valter siamo soci. In Africa piantiamo alberi per salvare il pianeta».
Caso Ranucci, parla il socio di Lavitola, Tavares: non ho fatto nulla che meriti il carcere, tornerò
Il factotum del faccendiere accusato di aver assoldato gli attentatori: in Africa per affari, non sono fuggito













