Valter Lavitola, nella ricostruzione della Procura e del gip, sembra aver costruito un gioco nel quale ciascuno doveva vedere soltanto il pezzo di realtà che gli veniva mostrato. Sigfrido Ranucci doveva vedere un attentato talmente grave da rendere necessario un rafforzamento della protezione.

Esecutori pronti a confessare su Ranucci-Lavitola

E gli uomini del commando reclutati in Campania dovevano credere a un lavoro commissionato dall’alto, con la promessa che, se qualcosa fosse andato storto, qualcuno si sarebbe occupato di loro. Il problema è che, a distanza di mesi, il meccanismo ha cominciato a girare al contrario. E ora alcuni di loro, dopo la conferma della loro detenzione al Tribunale del Riesame, sarebbero pronti a vuotare il sacco in Procura.

Per il gip, con loro sarebbe stato stretto un «accordo preliminare» che avrebbe dovuto garantire agli esecutori copertura economica e difensiva in caso di arresto. Marika De Filippis, una delle persone arrestate (ai domiciliari), la chiamava «l’assicurazione». Il 2 luglio, intercettata, utilizza la metafora del viaggio: «Quando fai il viaggio metti l’assicurazione sopra». Poi ricorda ciò che sarebbe stato concordato all’inizio: «Quella è la prima cosa che è stata detta». Se il volo salta, spiega, «loro ti rimborsano».