Il lucano Valter Lavitola ammette di essere lui il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci: l’avrebbe fatto per aumentare la scorta al giornalista

Valter Lavitola, lucano originario di Noepoli, ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” così come ipotizzato dalla procura di Roma. “Ho fatto mettere quella bomba perché Ranucci era in pericolo, era minacciato. Una bomba per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione” ha spiegato l’editore, imprenditore e giornalista in oltre cinque ore di interrogatorio davanti al gip di Roma. Un interrogatorio di garanzia in cui l’imprenditore offre una versione con molti aspetti ancora da chiarire e sui quali la procura farà i necessari approfondimenti.

L’AUDIZIONE DI BERARDINI

Un nuovo capitolo dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro Ranucci emerge intanto dal verbale dell’audizione in procura di Marco Bernardini, ex informatore del Sisde condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per i dossieraggi illegali Telecom. A ricostruire il verbale è Giacomo Amadori in un articolo sul quotidiano Libero, nel quale spiega che lo stesso Ranucci avrebbe indicato Bernardini alla Procura di Roma nel novembre 2025 come persona in grado di fornire elementi utili sulle vicende legate all’attentato di Pomezia.