di

Luca Bergamin

Alcuni esponenti di questa comunità salentina stanno cercando di preservare dall'oblio il grekìo, l'idioma lasciato in loco dai loro progenitori ellenici

(BdI n. 1.112) I greci ci sono davvero a Castrignano, non soltanto all’interno del nome di quello che tra i nove Comuni componenti l’isola linguistica neo ellenica nel lembo più sud orientale della Puglia chiamata Grecía Salentina utilizza ancora con grande fluidità e orgoglio l’idioma messapico portato e diffuso dai coloni giunti dall’isola di Creta. Lo si capisce appena entrati nel borgo dalle case in pietra chiara del colore del miele, cavata dal terreno, dove i versi delle canzoni appunto in griko sono appesi a mo’ di striscioni tra i tetti delle case. Ma, soprattutto, incontrando Giuseppe e Giovanni Campa nel cortile del Palazzo baronale de Gualtieris, emblema architettonico di Castrignano e ora sede di Kora ovvero di un attivissimo centro di produzione e ricerca multidisciplinare sul contemporaneo che accoglie mostre, laboratori educativi e creativi aperti a studenti provenienti da tutti i continenti. Padre e figlio rappresentano gli aedi di questa lingua orale. Essi la sanno cantare e decantare con una fluidità che stupisce e incanta, affabula e incuriosisce. «In questo borgo che era un casale dove si trovavano quattro conventi abitati anche da monaci basiliani, e in cui ancora si penetra in quella Cripta a volta di San Onofrio, sostenuta da alcune colonne, che prende il nome da un religioso arrivato dalla Tebaide, antica provincia dell’alto Egitto, dentro una grotta naturale di origine primitiva - afferma Giuseppe Campa -, cerchiamo di mantenere viva questa lingua rimasta pura rispetto a quella parlata adesso ad Atene. Quando raggiungiamo le isole del Sud della Grecia, in particolare Corfù, riusciamo a capirci benissimo con la gente locale. Il capo di Stato ellenico e anche il patriarca di Costantinopoli sono venuti qui in visita, ringraziandoci per questo legame fondato sulla lingua. Si tratta di un impegno pluridecennale iniziato dal professore Angiolino Codardo».