Sabato la Segunda División spagnola propone una partita che, per essere capita, ha bisogno prima di una cartina geografica e soltanto dopo della classifica. Lo stadio non è in Spagna: si gioca a Encamp, nel Principato di Andorra. La squadra ospite è spagnola, ma arriva dall’Africa: l’AD Ceuta rappresenta la città autonoma affacciata sul Mediterraneo e confinante con il Marocco. Un club di un altro Stato contro una squadra spagnola di un altro continente, dentro la Segunda División spagnola.
Per l’FC Andorra, giocare in Spagna è un’anomalia diventata tradizione. Il club nacque nel 1942, quando nel Principato non esisteva ancora una federazione calcistica nazionale: sarebbe arrivata soltanto nel 1994. I fondatori chiesero allora l’autorizzazione a FIFA e federazione spagnola, iscrivendosi alla federazione catalana. Ottant’anni dopo è ancora così: maglia blu, gialla e rossa come la bandiera andorrana, sede in uno Stato sovrano, campionato oltreconfine. È l’unica società del Principato a disputare stabilmente competizioni straniere.
Dal 2018 quell’anomalia ha acquistato anche un volto famoso. L’ingresso del gruppo Kosmos di Gerard Piqué ha trasformato una società che dieci anni prima aveva rischiato di sparire in un progetto capace di raggiungere il professionismo. La scalata è stata rapidissima e ha portato con sé un’identità tecnica riconoscibile. Dall’altra parte c’è Ceuta, dove per arrivare in Spagna non bisogna andare verso nord: ci si è già dentro. La città è territorio spagnolo sulla costa nordafricana, separata dalla penisola dallo Stretto e appoggiata fisicamente al Marocco. Anche il suo calcio ha trascorso decenni alla periferia. Quando nel 2025 l’AD Ceuta conquistò la Segunda, il calcio professionistico tornò in città dopo 45 anni.










