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Fabrizio Caccia

La giornalista: «La retorica dell’eroe solitario contro il sistema può essere molto seducente. Il problema è che poi bisogna essere all’altezza. E Ranucci, come tutti, non lo è. Si è fatto un’auto recensione online con uno pseudonimo. Lui dice che gli attribuisco un fake? Mi è stato girato dai suoi colleghi di Report, fonti attendibili, no?»

Selvaggia Lucarelli, la sua newsletter si chiama «Vale tutto», un blog senza rete di protezione. E l’ultima cosa l’ha scritta su Sigfrido Ranucci. Non è stata tenera con lui. Ha affermato che «non è un santo»…«E nessun giornalista ha il dovere di esserlo, finché la vanità non prende il sopravvento. La tentazione di diventare un simbolo di purezza, di alimentare la retorica dell’eroe solitario contro il sistema, può essere molto seducente, soprattutto quando intorno a questa auto-narrazione si crea un atteggiamento quasi fideistico. Il problema è che poi bisogna essere all’altezza di questa creazione dell’eroe senza macchia. E Ranucci, come tutti, non lo è».

La bomba di Lavitola: che idea si è fatta?«Diamo per certo il fatto che Ranucci non sapesse, perché le carte dicono questo. Ci sono però alcuni elementi molto strani: a parte il discutibile rapporto “di amicizia fraterna” di Ranucci con un criminale, mi chiedo come sia possibile dipingerlo come un ingenuotto, un manipolato. L’inchiestista sgamato capace di scovare intrighi di potere, che si fa manipolare da Lavitola? Dalle chat a me sembra che il loro fosse un rapporto alla pari: Lavitola soffiava su ambizioni politiche, Ranucci si faceva accarezzare dall’idea. Io credo che Ranucci fosse per Lavitola una testa d’ariete con cui provare a rientrare nei luoghi del potere dai quali lui era ormai sostanzialmente marginalizzato».