Nardini
Camminando tra quello che rimane di Pescara del Tronto a 10 anni dal terremoto la sensazione è di essere in un ex paese spopolato da fine ’800. Le macerie sono state portate via da tempo, la vegetazione sta prendendo il sopravvento e copre le ferite della terra che più di tutti, nella provincia di Ascoli Piceno, ha subito nella terribile notte del 24 agosto 2016. Delle vittime del territorio ascolano quasi tutte erano, infatti, in questa piccola frazione di Arquata del Tronto circondata dai Monti Sibillini e dai Monti della Laga. Se ne accorgono anche Fra Dario e Fabio, alle prese con il cammino delle Terre Mutate e arrivati a Pescara in un’assolata giornata pre ferragostana. È mezzogiorno nell’estate più calda di sempre ma la sete più grande è quella di conoscenza: "Siamo in cammino da giorni e abbiamo passato diversi paesi colpiti dal terremoto – raccontano –, ma davvero non pensavamo che questa fosse Pescara del Tronto". I resti d’altronde, sono davvero pochi. In una casa c’è solo un cancello, una sorta di finestra su un mondo che non c’è più. C’è una bici abbandonata, una macchina accartocciata. Poi una distesa di terreni. Ci sono però le foto a ricordare quelle vite portate via per sempre, da una scossa di magnitudo 6.0 che ha travolto residenti e tanti proprietari di seconde case che d’estate tornavano nel loro paradiso d’infanzia. Il terremoto ha portato via anche questi legami perché ora sono sempre meno quelli che tornano.








