Dieci anni dopo il terremoto del 24 agosto 2016, Pescara del Tronto è ancora un luogo sospeso. Tra le poche attività rimaste c’è la macelleria di Antonio Filotei, che da un decennio vive e lavora nel villaggio Sae lungo la Salaria.

Antonio, sono passati dieci anni dal sisma. Cosa resta oggi? "Resta la rabbia, tanta. E soprattutto la sensazione di essere presi in giro. Noi qui a Pescara siamo ancora fermi. Non si è mossa una paglia. Se vai nelle altre frazioni, chi più chi meno, qualcosa si è mosso. Qui no".

Perché secondo lei Pescara è rimasta indietro? "Non lo so più. Ne ho sentite di tutti i colori, ma guardo i fatti: vivo da dieci anni in una casetta di sessanta metri. Eravamo in quattro, ora siamo in tre, e ho dovuto ricavare una camera a spese mie. Ho speso tremila euro solo per far dormire mia figlia. Intanto la mia casa vera, 180 metri quadrati, posso solo guardarla".

Come si vive nelle Sae? "Malissimo. Muffa, rumori, infiltrazioni d’acqua. Queste casette erano garantite per quattro anni, ne sono passati dieci e si stanno disfacendo. Quando ho costruito casa mia nessuno mi ha aiutato, e ora devo vivere in una struttura che cade a pezzi".

Cosa chiedete? "La celerità. Basta proclami, passerelle, titoloni. A noi serve concretezza. Sono dieci anni che stiamo nelle Sae e il paese è rimasto com’era, tolte le macerie. Nessun sottoservizio, nessuna palificazione, niente. Se sali su a vedere, non è stato fatto nulla".