Giuliano Ferrara ha scritto un romanzo, “La mia vita, i miei amori”, che è un capolavoro. Avventure, emozioni, carambole narrative di primissima qualità. Sarà certamente nella cinquina dello Strega. Non è un mistero la qualità somma della sua scrittura, ma l’invaso letterario è senza precedenti. Contiene praticamente tutto, alla Whitman, moltitudini come piovesse, l’intreccio è formidabile, la sua scelta è di farsi capire senza farsi capire troppo. Una cosa alla Flaubert, alla Julian Barnes, con un tocco di Kurt Vonnegut. Perché Ferrara ha in sé anche un’eredità della beat generation, un sostrato di americanitudine alla Philip Roth, sa parlare di sesso, e farlo, come pochi, pochissimi. Vi consiglio vivamente acquisto e lettura del romanzo dell’estate. (Giuliano Ferrara) Il libro di Pierluigi Battista è uno splendido sasso gettato nello stagno. L’autore butta il cuore oltre l’ostacolo e in questo libro potente e necessario non butta il bambino con l’acqua sporca. E’ un libro scomodo di denuncia, come quelli di Ranucci. La sua ultima fatica letteraria non è forte con i deboli e debole con i forti ma non guarda in faccia nessuno. Nelle sue pagine i buoi non sono ancora scappati e si sa che non c’è peggior sordo, senza gli occhi foderati di prosciutto e meglio solo che male accompagnato. Un dito nell’occhio del potere. (Pierluigi Battista)Finalmente abbiamo l’erede di Roger Scruton ed è italiano: Camillo Langone, quest’autunno in libreria con “Il vero conservatore” (Liberilibri). Del filosofo inglese il nostro prestigioso collaboratore è persino meglio, innanzitutto perché i cavalli anziché cavalcarli li mangia (nel gustoso capitolo “Carne” troverete un elenco di cibi alquanto reazionari: “salame fritto, cotechino, lingua di vitello, trippa, lumache, fegato, tagliata di cuore, pesto di cavallo...”. Più attuale di Joseph de Maistre, più utile di Alain Finkielkraut, più conservatore di tutti. (Camillo Langone)Insomma, se queste mitologiche figure che sono i faccendieri sono esistiti davvero, nel romanzo “Hanno vinto loro” ne abbiamo un identikit. Sono i giornali dell’epoca a farne un ritratto, insieme al racconto di un undicenne che con uno di questi faccendieri è obbligato a passare i pomeriggi. Siamo nel 2001, anno del G8 di Genova, delle Torri Gemelle e, insomma, del più longevo governo Berlusconi. L’undicenne, cresciuto in una rigida famiglia moralista orfana del Pci, si fa raccontare i retroscena dei grandi misteri d’Italia. Ma cosa c’è di vero? E soprattutto, chi è che ha vinto? (Giulio Silvano)Un libro di cinema – e si noti la modestia del titolo “Nuovo cinema Mancuso” – che oscura Orson Welles, e che i Cahiers du Cinema hanno cercato in tutti i modi di sabotare e contestare. Non ha eguali in Italia e all’estero ce lo invidiano – perfidi rosiconi. Ottima lettura da spiaggia – da evitare Capalbio, troppi cinematografari sedicenti artisti. Sotto l’ombrellone sostituisce le chiacchiere. Appassionato nelle gioie, ahimè rare, e soprattutto nei rancori che tendono all’infinito. Anche se al cinema non andate mai, fa una splendida figura nel cestino della bicicletta. Adagiato accanto a un foulard di Hermès. (Mariarosa Mancuso)Shall I compare me to a Sally Rooney ma divertente? E perché no. Ho scritto bei libri sui sentimenti contemporanei, in numero di tre, con catalogo di tic e nevrosi. Mi disse Antonio Pascale che ero una Woody Allen femmina, all’esordio. Vi spiego com’è diventato l’amore in questo secolo, non è un dio ma un demonio, e a differenza di Sally faccio pure uno sforzo per il lettore: alleggerire, liberare dai pesi. Ho uno stile non moscio. Come Nick Hornby, brava, somiglio proprio a Nick Hornby, ora che ci penso meglio. (Ester Viola)Non conosco l’autore ma è un gigante. “Paradiso” (Adelphi) di Masneri è il più grande romanzo italiano dal Dopoguerra, del Novecento, forse da Dante. Prosa sublime, ironia che Flaubert se la sogna. L’ho letto tre volte, pianto due. Regalatelo, tramandatelo ai figli. E che stile, che eleganza, che altezza morale (e fisica, si intuisce). Ottimo da leggere anche a Cefalù e a Pomezia. Vuoi che te lo renda più professionale? (Michele Masneri)
Questo l’ho scritto io, mi piace e me ne vanto (Sigfrido ha fatto scuola)
Lo spassoso egocentrismo di Ranucci ci ha contagiato. Anche noi ci recensiamo da soli!











