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Uno perde la testa e si paragona a Falcone, Borsellino, Moro e Piersanti Mattarella. L'altro si autoaccusa. I due continuano a sorreggersi. La nostra lettera: Sigfrido dica la verità e si prenda un periodo sabbatico

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Egregio Sigfrido Ranucci, è proprio vero che chi trova un amico trova un tesoro. La sensazione di ieri, alla conclusione di una lunga giornata, è che lei e Valterino Lavitola, alla fine della fiera, vi siate ancora una volta sorretti a vicenda. Lei ha continuato a recitare la parte del martire, come vedremo tra poco, mentre il suo amico faccendiere, davanti ai magistrati, si è preso la colpa nel modo tutto sommato più glorioso per lei.

Ora, può anche darsi che qualcuno, dentro e fuori i palazzi di giustizia, sia disposto a bersi un racconto edulcorato, che sembra concepito per ridurre il danno e circoscrivere i vostri guai. Ma, mi creda, tanti italiani non hanno la sveglia al collo e neppure l’anello al naso. E la sua figuraccia resta incancellabile.