di Cristiana Allievi
Lui, attore, produttore, regista, persino musicista, è uno che non molla mai: «Mi ci sono voluti 16 anni per realizzare il primo film, per questo secondo ce ne sono voluti 15», racconta parlandoci di Diamond, che ha diretto, scritto, prodotto e interpretato. La parte più difficile? «Trovare i finanziamenti. Tutti mi hanno detto di no, due, tre volte». Dialogo fra cinema, musica e un’idea molto chiara di paternità
«Mi ci sono voluti sedici anni per realizzare il mio primo film. Per questo secondo, ce ne sono voluti quindici da quando ho steso la prima sceneggiatura. Forse sono solo un pessimo produttore». Andy Garcia, 70 anni, sorride, ma non sembra scherzare. Seduto a bordo piscina con un foulard annodato al collo, occhiali tondi da sole e un completo di lino color sabbia, spazza via con un sorriso l’impressione che quella lunga attesa sia stata dura. Ma è uno di quegli uomini che sembrano avere un rapporto diverso con il tempo.Nato all’Avana, fuggito con la famiglia a Miami quando aveva appena cinque anni per lasciarsi alle spalle il regime castrista, da ragazzo sognava una carriera nello sport. Il destino lo ha portato a Los Angeles dove, un film dopo l’altro, ha costruito una delle carriere più solide e rispettate di Hollywood. Attore, produttore, regista, sceneggiatore e perfino musicista, con due Grammy all’attivo, ha attraversato il cinema americano dando volto a personaggi diventati iconici: dal poliziotto George Stone de Gli intoccabili a Vincent Mancini ne Il padrino - Parte III, fino al proprietario di casinò Terry Benedict nella saga di Ocean’s Eleven.







