È corsa dei big tecnologici a etichettare i contenuti con l'intelligenza artificiale per soddisfare l'AI Act europeo che, con l'attivazione dell'articolo 50 avvenuta lo scorso 2 agosto, obbliga i fornitori di sistemi di IA a firmare digitalmente i contenuti prodotti con l'intelligenza artificiale generativa. Al momento si sono messe in pari piattaforme come Suno e Spotify impegnata in questo campo anche prima dell'AI Act, Anthropic e Substack. E altre aziende come Google, Meta, Microsoft e OpenAI — si sono impegnate a rispettare il codice di condotta europeo. Ma già sono nati online strumenti per togliere le etichette.

Anthropic, azienda in vista anche per la prossima quotazione miliardaria a Wall Street, ha attivato un marchio invisibile, watermark, in ogni testo generato dai suoi modelli Claude rilasciati dal 2 agosto in poi. Promette di non alterare la leggibilità della frase e di sopravvivere al copia-incolla tra un documento e l'altro. La società guidata dai fratelli Amodei si è anche impegnata a estendere il supporto ai modelli di IA meno recenti. La decisione, che soddisfa i regolatori europei, scontenta però alcuni utenti che temono di essere scoperti per essersi rivolti ai chatbot per svariati motivi. "Un tatuaggio digitale sulla fronte", lo ha addirittura definito un utente di Reddit, secondo la testata specializzata TechCrunch. Mentre sono già pronti dei 'watermarks-remover', strumenti che promettono di rimuovere le tracce lasciate dalle etichette.