La creazione di playlist personali o selezionate dall'algoritmo, la preferenza dei brani musicali nell'elenco e la riproduzione da avviare. Se poi si scopre che la voce della canzone scelta non appartiene a nessun essere umano, ma ad un software, la delusione è inevitabile. Per sfuggire a tale scenario, Spotify, nota piattaforma musicale di origini svedesi, ha deciso di intervenire. Il servizio digitale svelerà l'identità dei musicisti virtuali mediante un nuovo contrassegno "AI Persona", e tenterà di restituire il giusto valore e la dovuta attenzione agli artisti in carne e ossa.

Negli ultimi mesi la musica generata dall'intelligenza artificiale ha vissuto un momento di particolare sviluppo, con relative monetizzazioni degli ascolti di vere e proprie farm di sbobba musicale generata con l'Ai. Un problema serio per le piattaforme di streaming musicale, che hanno iniziato a pensare a come separare la creatività dell'ingegno umano dalla crescente massa di contenuti generati da un prompt, per non perdere appeal da parte di artisti e del pubblico. Anche per questo nelle ultime settimane Spotify ha rimosso oltre 75 milioni di tracce generate automaticamente dall'intelligenza artificiale, non una rimozione totale della musica creata con l'AI, ma un processo di pulizia mirato a eliminare contenuti duplicati o di scarsa qualità.