La morte di Mattia Maestri, in stato vegetativo per nove anni dopo un'infezione da E. coli contratta nel 2017 mangiando formaggio a latte crudo, riporta l'attenzione sui rischi degli STEC proprio mentre il Ministero della Salute pubblica nuove linee guida sulla filiera del latte non pastorizzato.
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Cosa sono gli STEC e perché preoccupano soprattutto i più piccoliLatte crudo e latte non pastorizzato non sono sinonimiChe cosa cambia per allevatori e caseificiLa regola pratica per chi compra latte crudo dal distributoreBambini, donne in gravidanza e persone fragili meritano un’attenzione in piùPastorizzare fa davvero perdere nutrienti?
A inizio agosto è arrivata la notizia della morte di Mattia Maestri, un ragazzo che nel 2017, a soli quattro anni, aveva mangiato un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli e che da allora, a causa della sindrome emolitico-uremica scatenata dall’infezione, viveva in stato vegetativo permanente: è stato il padre ad annunciarne la scomparsa, dopo nove anni in cui la famiglia non ha mai smesso di assisterlo. Una vicenda che riporta drammaticamente all’attualità un rischio spesso sottovalutato, e che arriva proprio mentre il Ministero della Salute ha diffuso le linee guida sul controllo degli STEC, gli Escherichia coli produttori di Shiga-tossine, nel latte non pastorizzato e nei suoi derivati. Il documento, messo a punto insieme a MASAF, Istituto Superiore di Sanità e Istituti Zooprofilattici, non punta a demonizzare una categoria di prodotti che comprende molte produzioni casearie tradizionali italiane, ma a rendere più solida la prevenzione lungo tutta la filiera, dall’allevamento fino alla tavola.






