Gianluca Briccolani, alpinista e scrittore del Club alpino italiano (Cai), guida ormai da un lustro l’organizzazione di volontariato ambientale (con sede a Firenze) “Apuane libere”: in questi cinque anni sono oltre cento gli esposti ambientali avanzati dall’associazione, che ha come scopo principale quello di difendere le montagne apuane dall’attività estrattiva del marmo. Con quale alternativa? Risponde Briccolani.

Come nasce e che scopi si prefigge l’associazione Apuane libere?

Apuane libere nasce come diretto contrappasso al fallimento delle istituzioni per la protezione di questo meraviglioso e fragile comprensorio, principalmente a causa dell'escavazione selvaggia del settore lapideo. Vedendo quanto fosse profonda la distanza tra le condizioni reali delle Apuane e la loro tutela sulla carta, il 25 aprile 2021, in sette tra alpinisti, escursionisti e speleologi abbiamo deciso di organizzarci per trasformare quella conoscenza e passione in un'attività sistematica — frapponendoci tra il silenzio dei Comuni, della Regione e del Parco e quello che è diventato un Far West estrattivo che si estende nel territorio delle province di Massa-Carrara e Lucca.

Da allora facciamo quello che dovrebbe fare chi prende sul serio la protezione di un territorio: osserviamo, documentiamo e, quando troviamo violazioni, denunciamo. Monitoriamo costantemente i siti estrattivi, le cavità carsiche e i fiumi, produciamo documentazione tecnica, presentiamo esposti e ricorsi amministrativi, e facciamo pressione perché le norme ambientali vengano effettivamente applicate.