Cinque autorizzazioni all’attività estrattiva rilasciate negli ultimi tre anni all’interno del Parco delle Alpi Apuane sono finite all’attenzione della Commissione europea. A portarle a Bruxelles è stata l’associazione Apuane Libere, che contesta violazioni delle norme comunitarie sulla tutela della biodiversità, le valutazioni ambientali e il ripristino della natura.

La denuncia è stata trasmessa il 23 luglio e acquisita dalla Commissione quattro giorni dopo. Secondo quanto riferisce l’associazione, gli uffici europei hanno aperto un’istruttoria per verificarne i contenuti. Si tratta dunque di una fase preliminare, che potrebbe però portare all’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia.

I cinque casi segnalati riguardano autorizzazioni rilasciate in prevalenza all’interno di aree carsiche di elevato valore ecologico e ambientale. La contestazione interessa anche la riapertura di cave abbandonate da anni e ormai rinaturalizzate, talvolta già oggetto in passato di dinieghi autorizzativi. «Le autorità competenti al rilascio delle valutazioni e autorizzazioni contestate sono l’Ente Parco Alpi Apuane e la Regione Toscana», sottolineano nel merito dall’associazione Apuane libere, che afferma di avere presentato negli anni diffide e osservazioni, insieme ad altre associazioni ambientaliste, chiedendo istruttorie più rigorose e una moratoria sulla riapertura delle cave nelle aree rinaturalizzate o vicine ai sistemi carsici.