Il bilancio dell’Italia alla prova del Pnrr è un gioco di luci e di ombre. Al termine della fase di attuazione la dotazione italiana del Piano è risultata pari a 194,4 miliardi di euro a cui aggiungere i circa 30,5 del Fondo nazionale complementare (Pnc). Un «tesoretto» da 224,9 vincolato però a regole stringenti di tempo. Se per il Pnc la contabilizzazione è slittata in avanti, per il Pnrr i tempi restano rigidi: la Ragioneria Generale del Mef, a inizio luglio, indicava una spesa di 121 miliardi di euro, poi aggiornata a 128,9 alla fine dello stesso mese. Il Governo ha poi precisato di dover aggiungere circa 22 miliardi confluiti in strumenti finanziari per un totale di 148,9. Ne ballano ancora 50 sospesi nel limbo oscuro dei dirottamenti, delle risorse non spese, dei fondi impiegati ma non contabilizzati.

L’unica certezza è che l’Italia è arrivata la rush finale con l’acqua alla gola, soprattutto per quanto riguarda le grandi opere. Più spedite, invece, le piccole. Qual è il problema? Lo sintetizza efficacemente Nicola Bonerba, presidente del Comitato Mezzogiorno e Isole dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili): «Il vero tema è l’avvio dei cantieri». Nonostante la parola «semplificazione» sia tra le più abusate, un po’ come resilienza, l’imbuto è sempre lì in agguato con le opere pronte a incagliarsi tra i rami di Valutazione ambientale strategica (Vas), Valutazione di impatto ambientale (Via), Conferenza dei Servizi, Cipes, Corte dei Conti e chi più ne ha più ne metta. «Bisogna lavorare ancora molto - ammonisce Bonerba -. Il Pnrr ha insegnato tanto alle amministrazioni ma la situazione rimane complicata. Prendiamo la Zes, uno strumento che sta spingendo lo sviluppo e l’occupazione nel Mezzogiorno, con risultati indiscutibili, attraverso procedure semplificate. Ebbene, il caso del resort Four Seasons l’ha messa in crisi: l’autorizzazione unica è stata concessa, ma tutto si è incagliato con i ricorsi al Tar». Alla prova dei fatti la burocrazia rimane ancora un ostacolo nella considerazione, più generale, che «i tempi della pubblica amministrazione continuano a non coincidere con quelli delle imprese. La verità è una - prosegue -: in questo Paese facciamo di tutto affinché ogni cosa sia sempre più complicata del normale».