Controlli avanti almeno fino a Ferragosto, Schengen resta sospesa con la Spagna e l’Italia non riprenderà neanche un migrante dalla Germania: è stato scritto nero su bianco in una lettera al governo di Friedrich Merz, «non potrebbero essere accolti». Matteo Piantedosi entra a Palazzo San Macuto dal cortile interno, si presta a quasi due ore di interrogatorio del Comitato Schengen guidato dall’ex ministro dem Graziano Delrio. Spazza via subito i dubbi: sì, chi viaggia dalla Spagna in Italia nei prossimi giorni farà meglio a tenere sotto mano un documento perché la libera circolazione Ue resta sospesa. E viceversa. «Stiamo attentamente monitorando l'evolversi della situazione e, come già preannunciato dal governo, la decisione di sospendere l'applicazione dell'Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l'Italia».

L’audizione Così parla il capo del Viminale nel cuore di una Roma assolata e isolata. Tutti in ferie tranne una manciata di parlamentari del comitato bipartisan che eroicamente varcano il portone (qualcuno si connette da remoto) e incalzano o applaudono il ministro a seconda dei casi. Il dossier migranti domina l’agenda politica sotto l’ombrellone. Dalle ferie la premier Giorgia Meloni posta un video di migranti rimpatriati da un aereo italiano. E questa didascalia a corredo: «Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari sul suolo italiano. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada». Elly Schlein replica duro: «Mentre Meloni gioca a copiare Trump e a rincorrere Vannacci, degli italiani chi se ne occupa? La Presidente del Consiglio ha visto i prezzi dei carburanti». E lo stesso dossier riapre per un giorno il Parlamento altrimenti sigillato per il break estivo.Lo stallo alle frontiere con la Spagna va avanti, riferisce Piantedosi, anche perché in vista di sabato prende forma «un rischio concreto» doppio: una nuova ondata di arrivi nell’exclave di Ceuta e l’infiltrazione di migranti «sfruttati, anche attraverso le reti digitali, per attività di radicalizzazione o reclutamento». Il braccio di ferro tra Meloni e Sanchez continua e a Madrid hanno già fatto una prima conta di questo pugno duro sulle frontiere: dalla sospensione di Schengen imposta da “Pedro” sono 3115 gli italiani fermati negli aeroporti e al confine spagnolo. E tutto questo mentre un altro braccio di ferro va avanti con la Germania. In una lettera anticipata ieri dal Messaggero Piantedosi ha annunciato al suo omologo tedesco Alexander Dobrindt il rifiuto del governo italiano ad accogliere da Berlino i migranti “dublinanti”. Trasferimento negato, avvisa il ministro nella missiva dai toni cordiali ma perentori, chiedendo di "impartire le necessarie disposizioni" per evitare il trasferimento - rispettivamente previsto per il 17, il 19 e il 20 agosto - della cittadina irachena Rania Darezh, della somala Abdirisaq Warsame Faduma e dell'afghano Hotak Samir. Scripta manent: così ha voluto la presidente del Consiglio che tuttavia non cerca strappi con Merz, con cui fa sponda da tempo in Ue, ironia della sorte, proprio sulla lotta ai traffici di esseri umani. Torniamo alla querelle con la Spagna e a Palazzo San Macuto, già sede della Santa Inquisizione. A inquisire Piantedosi ci pensano le opposizioni parlando di mosse «propagandistiche».«Oggi abbiamo avuto la conferma che il Governo ha usato Schengen come strumento comunicativo, forse per rincorrere le sparate quotidiane di Vannacci» dice Rachele Scarpa. In audizione il ministro non esclude «una regia organizzata» e rilancia l’alert, già rimbalzato nei report dei Servizi italiani, di infiltrazioni terroristiche a causa di cellule attive nel Nord del Marocco.Il duello Segue stoccata a Sanchez e alla regolarizzazione di massa approvata dalla Moncloa. «Un atteggiamento più permissivo sul fronte del contrasto migratorio finisce sempre per alimentare l’illusione, in chi non ne ha diritto, di poter restare in Europa». Marco Croatti, dai Cinque Stelle, non ci sta e alza i decibel: «Una scelta di propaganda che rischia di creare un enorme precedente» tuona il parlamentare vis-a-vis al ministro, «ora davanti a una crisi migratoria sulle nostre coste qualsiasi Paese potrebbe comportarsi nello stesso modo e lasciarci isolati». Controrisposta: il governo si è mosso «pienamente nel diritto europeo» e la reazione muscolare spagnola semmai risponde a «una logica sostanzialmente ritorsiva in contrasto con il principio europeo di solidarietà».