Il ministro dell'Interno riferisce al Comitato Schengen e rivela le valutazioni del dossier sicurezza alla base della decisione del governo. Primo bilancio dei controlli: tre arresti e 21 respingimenti
Non una scelta politica contro la Spagna, ma una decisione fondata su valutazioni di sicurezza. E’ la tesi che il governo mette nero su bianco davanti al Parlamento, un ragionamento che ha portato al ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con Madrid dopo la crisi migratoria di Ceuta.
In audizione davanti al Comitato Schengen della Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che alla base della misura c’è un dossier elaborato dal Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, che avrebbe evidenziato «elevati profili di rischio per la sicurezza interna» legati anche alla possibilità di «potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». Una valutazione che, assicura il titolare del Viminale, porta il governo a confermare i controlli almeno fino al 15 agosto.
Piantedosi: «Elevati profili di rischio»
Ripercorrendo quanto accaduto tra il 30 e il 31 luglio, Piantedosi ricorda che l’enclave spagnola di Ceuta è stata investita da «un improvviso e consistente afflusso irregolare di circa 72 mila cittadini di Paesi terzi», un numero «tanto più impressionante se si considera che la popolazione di Ceuta è di circa 83 mila persone».













