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L’espressione “premio Nobel per la brace”, tirata fuori puntualmente dai più mattacchioni in occasione del pranzo di Ferragosto, sta diventando ragguardevolmente precisa nell’indicare l’approccio di un numero crescente di persone alle cotture sulla griglia.
Se un tempo ci si accontentava di buttare frettolosamente le costine sulle fiamme vive, ora per molti è diventato sacrilego cuocerle per meno di 3 ore e a temperature sopra i 100 °C, e fondamentale invece marinarle e coccolarle con cura quasi ossessiva. Il barbecue è diventato qualcosa di molto serio per sempre più persone, in prevalenza uomini, che ci si sono appassionate grazie al proliferare di contenuti sui social, a fiere, libri, locali specializzati, e che oggi possono contare su un’offerta di carni e attrezzature che non esisteva fino a pochi anni fa.
La tradizione del barbecue viene dagli Stati Uniti, dove è particolarmente radicata negli stati del Sud in cui è motivo di orgoglio e appartenenza. In Texas, per esempio, il barbecue ha un valore culturale paragonabile a quello che hanno pizza e pasta in Italia. Il giornale Texas Monthly ha persino un “barbecue editor”, un giornalista che si occupa esclusivamente di barbecue, recensisce i ristoranti e ne stila una classifica.










