Francesca con il papà (primo a sinistra), la mamma (terza da sinistra) e alcuni dei medici, infermieri e Oss che l’hanno curataIl desiderio di Francesca si è avverato all’indomani della notte delle stelle cadenti, osserva l’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso. Ieri è tornata a casa anche lei, ultima tra i dodici ustionati gravi - dieci ragazzini - nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana rimpatriati col ponte aereo in dieci giorni all’inizio di gennaio, e curati all’ospedale Niguarda. Dove Francesca, la più grave degli italiani, arrivò in elicottero da Zurigo un gelido sabato pomeriggio, il 3 gennaio, un paio d’ore dopo Sofia, la sua amica e compagna di classe in terza D al liceo Virgilio di Milano. La stessa di Kean, che le ha raggiunte l’indomani, e di Leonardo, l’ultimo arrivato al Niguarda l’11 gennaio e il penultimo dimesso, un mese fa.

Francesca è rimasta in ospedale sette mesi e dieci giorni, esattamente 224 notti. Al Centro ustioni, primo piano dell’ala Ovest del blocco Dea, ha anche compiuto diciassette anni, il 14 giugno, con una festa strana e commovente di striscioni e palloncini sotto la finestra, il "tanti auguri" cantato in videochiamata e la processione degli amici, pochi alla volta, per portarle, bardati di camice, soprascarpe e mascherine, i regali. Il regalo più grosso però l’ha avuto due mesi dopo: "Proprio nei giorni in cui si esprimono i desideri, un sogno bellissimo si è realizzato – ha detto Bertolaso -. Anche Francesca torna a casa. È una notizia che ci riempie di gioia e conclude una storia iniziata quella drammatica notte di Capodanno. Avevamo fatto una promessa ai genitori: fare tutto il possibile per riportare a casa i loro figli. È stata mantenuta".