L’Ucraina vuole costruirsi in casa ciò che oggi le manca di più: un modo per fermare i missili balistici russi senza dipendere dalle scorte americane di Patriot. La corsa passa da Fire Point, azienda ucraina diventata in pochi anni uno dei protagonisti della nuova industria bellica di Kyjiv, e racconta una necessità ormai strategica: trasformare l’emergenza degli intercettori in capacità produttiva nazionale.
In un’intervista a Politico, la ceo e chief technology officer Iryna Terekh ha detto che il primo missile balistico tattico dell’azienda, l’FP-7, potrebbe essere pronto entro l’autunno: circa 200 chilometri di gittata e una testata da 150 chili. Ma il passaggio più rilevante è l’evoluzione del programma: una versione più veloce, l’FP-7.X, sarà utilizzata come intercettore del nuovo sistema antimissile Freyja.
È una risposta alla principale vulnerabilità ucraina. I Patriot restano gli unici sistemi di Kyjiv capaci di contrastare efficacemente i missili balistici russi, ma le scorte occidentali si sono assottigliate. Secondo il Center for Strategic and International Studies, gli Stati Uniti sarebbero passati da circa 2.330 intercettori Patriot disponibili prima della guerra con l’Iran a circa 800, mentre Washington è costretta a ricostituire le proprie riserve.










