Per anni la difesa aerea occidentale è stata costruita attorno a un principio semplice: sviluppare il miglior intercettore possibile, anche a costo di spendere milioni di dollari per ogni missile. La guerra in Ucraina ha dimostrato che questo modello rischia di non essere più sostenibile. E nell’arco di pochi giorni sia l’Europa sia il principale produttore americano di sistemi antimissile hanno dato segnali che il paradigma sta cambiando.
Il primo passo è arrivato con la nascita della Coalizione per la difesa anti-missili balistici, annunciata a Parigi da Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Ucraina. L’obiettivo non è sostituire i sistemi nazionali già esistenti, ma costruire un’architettura europea integrata capace di sviluppare una nuova generazione di intercettori, sfruttando anche il know-how maturato dall’Ucraina in oltre quattro anni di guerra.
Il progetto ruota attorno a Freya, un sistema presentato dal presidente Volodymyr Zelensky come un’alternativa al Patriot americano: meno costoso, più semplice da produrre in serie e pensato fin dall’inizio per una produzione su larga scala.
Dietro Freya c’è Fire Point, azienda ucraina guidata dal controverso imprenditore Denys Shtilerman. In un lungo reportage pubblicato da The Atlantic, Shtilerman spiega senza mezzi termini l’ambizione del progetto: costruire uno scudo antimissile europeo indipendente dagli Stati Uniti. Secondo il manager, l’obiettivo non è soltanto contrastare la Russia, ma ridurre la dipendenza dell’Europa dalla tecnologia americana.






