Non capita spesso a un giornalista di poter scrivere di una notizia avendo partecipato in prima persona a un pezzo della storia. È il mio caso oggi. Della vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, di cui Valter Lavitola ha confessato l’altroieri di essere il mandante, conosco in forma diretta un frammento non marginale: la genesi del sondaggio con il quale Lavitola intendeva testare le potenzialità elettorali di Ranucci. Uno snodo importante, visto che nell’ordinanza di custodia cautelare, nella quale sono ricostruiti proprio alcuni di questi passaggi di cui sono testimone, il movente dell’attentato al conduttore di Report è individuato nella volontà di aprirgli la via verso una brillante carriera politica.
Naturalmente, le informazioni di cui dispongo sono già state utilizzate in alcuni articoli pubblicati in occasione dell’apertura dell’inchiesta su Lavitola all’inizio di luglio, quando ero ancora vicedirettore di Repubblica, e in altri pezzi seguiti all’arresto di Lavitola, dopo aver assunto la direzione di questo giornale il mese scorso. Penso abbia un valore giornalistico che adesso sia io a rimettere in fila un po’ di fatti, anche per non lasciare che lo facciano persone con altri interessi e scopi.












