La comunicazione ufficiale è stata spedita alle autorità tedesche nelle scorse ore. Il governo italiano ha deciso: non è disposto a riaccogliere tre «migranti secondari» che l’esecutivo di Berlino si prepara ad espellere nel nostro Paese, con decreti già firmati e il primo trasferimento nello Stivale programmato tra pochi giorni, il 19 agosto. Il primo caso è quello svelato da Repubblica nei giorni scorsi: Abdirisaq Warsame, cittadina somala di 22 anni, sbarcata a Lampedusa e trasferitasi in Assia lo scorso 31 marzo, dove la famiglia vive regolarmente. Non era però l’unica procedura di espulsione avviata dal governo tedesco in queste settimane, sposando il nuovo corso di Friedrich Merz, deciso a cavalcare una crociata securitaria e anti-immigrazione, a meno di tre settimane dalle elezioni in Sassonia, dove l’Afd nei sondaggi scavalla il 40% e mette paura alla Cdu. Da quanto apprende questo giornale, negli uffici del Viminale sono state spedite dalla Germania altre due richieste di nulla osta. I migranti che la cancelleria avrebbe voluto mettere su un aereo e riportare in Italia, il paese di primo approdo, erano dunque tre.
Giorgia Meloni non cerca bizze con il capo del governo tedesco. Anzi. Merz è l’unico big dell’Unione europea con cui può provare a giocare di sponda, vista la rottura fragorosa con la Spagna di Pedro Sánchez e i rapporti sempre acuminati con la Francia di Emmanuel Macron. La premier però, esattamente come Merz, ha il cruccio di tenere a bada il consenso interno. Nello specifico, la concorrenza a destra, cioè Futuro nazionale di Roberto Vannacci, che la incalza proprio sull’immigrazione. Ecco perché, anche se a Palazzo Chigi nessuno vuole alimentare le tensioni con Berlino, una volta che la notizia della cittadina somala è venuta fuori, Roma è stata costretta a mostrare la faccia cattiva.










