È una cosa che tutti comprendono perché tutti la vivono: il caldo quest’estate non ha risparmiato nessuno e tutti ne hanno vissuto gli effetti drammatici. Persone al lavoro sotto il sole cocente, anziani chiusi in casa con l’aria condizionata (o senza) per settimane e settimane, con conseguenze sull’orientamento e sulla sfera cognitiva. Bambini costretti a stare a casa dalle dieci di mattina alle cinque o sei di sera, anche al mare; notti insonni per tutti, a causa dell’umidità tremenda che toglie il respiro e rende l’aria “sintetica”.

Ma questo caldo meteorologico come sappiamo bene, e come ormai intuisce la stragrande maggioranza delle persone, non è un caldo casuale. È un caldo frutto di azioni e di scelte politiche iniziate decenni e decenni fa, poi continuate e intensificate ancora oggi. Scelte in radicale contrasto con l’ambiente. Se questo è vero, è vero anche che, allora, esistono azioni e scelte politiche a favore dell’ambiente che possono mitigare il caldo infernale, per quanto a lungo o lunghissimo termine. E queste politiche potrebbero essere definite, a mio avviso, “contro il caldo”.

Non è del tutto corretto, ovviamente, perché il tema non è solo il caldo ma la crisi del clima più in generale. E quindi, anche, la questione delle alluvioni sempre più intense, dei tifoni in crescita, della grandine sempre più pericolosa, delle tempeste di fulmini. Ma il caldo è un nemico più facile e comprensibile rispetto al clima stravolto e soprattutto colpisce tutti, non solo alcuni, come invece le alluvioni. Ecco perché la politica potrebbe farne tranquillamente uno slogan.