Quando il caldo si fa estremo e le ondate di calore avvolgono come una bolla le città, l’esistenza si fa complicata anche per chi ha un lavoro, guida una macchina, non è troppo anziano e ancora in salute. Una mezza salvezza arriva dalla possibilità di muoversi, uscire, andare in piscina, andare in palestra, andare in luoghi condizionato ma, soprattutto, partire. Verso case più fresche per chi le ha, verso paesi più freschi per chi può. Insomma, nonostante sia asfissiante vivere a quaranta gradi, ci sono strategie che si possono mettere in atto per sopravvivere.
Questo non vale, però, per molte categorie di persone. Gli anziani, i malati, le persone e i minori con disabilità. A queste persone in pochi pensano durante le ondate di calore, a parte le vaghe raccomandazioni (ma solo per gli anziani) come bere molto, non uscire nelle ore calde, oggi magari anche raggiungere i “rifugi climatici”, anche se non è bene chiaro come. Eppure se il caldo è drammatico per tutti, per anziani, malati e persone con disabilità è letteralmente tragico.
Prendiamo i malati, ad esempio, persone che magari devono fare cure, come la chemioterapia o la dialisi. Non esistono certo navette climatizzate gratuite per queste persone che li portino in ospedale (come sarebbe giusto e quasi ovvio, ma meglio investire in armi), per cui devono organizzarsi o con la propria macchina, comunque faticoso, o con i mezzi, ovvero un incubo. Né possono spostarsi dalla città, perché devono curarsi appunto, nonostante il caldo certo non aiuti alcuna patologia.








