Entrare in pronto soccorso dopo una violenza significa curare le ferite, ma spesso è solo l'inizio di un percorso molto più complesso. Accanto all'assistenza sanitaria ci sono testimonianze da raccogliere, procedure da rispettare, denunce, documenti e passaggi che possono avere conseguenze decisive anche molto tempo dopo la dimissione. È qui che il Codice Rosa assume un ruolo che va oltre la medicina, costruendo intorno alla vittima una rete nella quale competenze sanitarie, psicologiche e giuridiche devono procedere insieme.

Un percorso integrato per le vittime

Il percorso nasce infatti per offrire una risposta specifica alle persone vittime di violenza, trasformando l'accesso in ospedale in un momento non soltanto di cura, ma anche di protezione. Un meccanismo particolarmente delicato perché medici, infermieri, operatori sociosanitari e psicologi possono trovarsi a gestire situazioni nelle quali ogni parola raccolta e ogni atto compiuto possono assumere successivamente un valore giudiziario.

All'ospedale Sant'Andrea di Roma, questa rete comprende anche una figura meno visibile rispetto a quelle che operano quotidianamente nelle corsie, ma centrale per accompagnare correttamente il percorso: l'avvocato.