L’attività del vulcano Etna continua a mettere a dura prova i collegamenti aerei della Sicilia. A causa della cenere lavica, che mette a rischio la sicurezza dei voli, la Sac ha prolungato la chiusura dello scalo di Catania fino alle ore 02.00 di venerdì 14 agosto. Una situazione critica che ha già portato alla cancellazione di oltre 700 tratte dall’inizio dell’emergenza. In questo contesto di estremo disagio, si sono inserite le parole del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che a “Diario del giorno” ha dichiarato: “L’aeroporto di Catania è un aeroporto internazionale, ormai fra i primi cinque in Italia, un vero e proprio hub del Sud ai piedi di un vulcano attivo, il più grande vulcano attivo d’Europa. Inesorabilmente qualche problema sorge. Lì, chi è fuori posto non è il vulcano, ma è l’aeroporto e ogni altro insediamento umano”.Aeroporto Catania Per come stanno oggi le cose, è possibile solo convivere con questa situazione, ha continuato il ministero. Ovviamente è necessario e auspicabile trovare una soluzione per il futuro. Dal momento che non è possibile spostare il vulcano, una possibilità potrebbe essere quella di delocalizzare l’aeroporto. Musumeci si è detto aperto a questa possibilità. Il ministro ha ricordato che i limiti dello scalo attuale vennero affrontati anche nel lontano 1999. All’epoca venne proposto di spostare l’aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, ma questa idea non venne seguita.Ci sono poi altre soluzioni possibiliSe si volesse mantenere l’attuale aeroporto di Fontanarossa, allora l’intero complesso dovrebbe essere potenziato. Al momento si sta lavorando all’interramento della tratta ferroviaria Acquicella-Bicocca, che servirà ad allungare la pista della scalo (da 2.436 metri a 3.100). Ciò permetterà ad aerei di grandi dimensioni di atterrare, oltre a dare maggiori possibilità ai voli intercontinentali a pieno carico. Si tratta di un progetto da 330 milioni di euro, coperto dai fondi del Pnrr e del Fsc. Per quanto utili, tuttavia, queste migliorie non salveranno la situazione.Al momento, quando lo scalo di Catania è fermo, molti voli vengono dirottati sullo scalo ragusano di Comiso, seguito da Palermo e Trapani. Questa via, però, ha già dimostrato le sue criticità. Inoltre, a seconda delle correnti d’aria, la nube lavica può spingersi fino a Comiso, causando gli stessi problemi.Altre soluzioni avanzate negli anni sono l’uso civile straordinario della base militare di Sigonella, che ha una posizione migliore rispetto al vulcano, oppure il recupero dell’ex pista militare di Gerbini, nella Piana di Catania, oggi non più utilizzata. C’è poi la via della realizzazione di un aeroporto ex novo, tra Enna e Caltanissetta, che però comporterebbe importanti sforzi economici.Per adesso, non è stata ancora presa una decisione. Ogni alternativa viene valutata.