Sei giorni di caos aereo hanno riacceso il dibattito sulla collocazione dell'aeroporto. Il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, che di Catania è stato prima presidente della Provincia e poi della Regione, ha sostenuto che ”ad essere fuori posto non è il vulcano ma l'aeroporto. Già nel 1999 avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e la sua vulnerabilità legata alla vicinanza con l'Etna. Facemmo elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto, ma la mia idea non trovò sostegno”. Sono passati quasi trent'anni da allora. Nel frattempo Cgil, Cisl e Uil Sicilia, insieme alle rispettive federazioni dei trasporti, hanno chiesto un incontro urgente alla Regione per costruire finalmente un piano strutturale per le emergenze aeroportuali, con collegamenti straordinari pronti a scattare tra gli scali siciliani ogni volta che Fontanarossa si ferma.Sulla gestione di questi giorni, però, il fronte politico si è già spaccato. Il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo ha parlato di "incompetenza e inadeguatezza della Sac, dei suoi amministratori e di coloro che questa gestione abusiva hanno sostenuto, in primis la Regione siciliana”. La deputata M5S Stefania Campo ha rincarato: "Emerge tutta l'approssimazione, la sciatteria e la negligenza con cui in questi anni è stato governato il sistema aeroportuale della Sicilia orientale. Questo non è governare le emergenze: è inseguirle”. Dall'altra parte, il commissario regionale di Fratelli d'Italia Luca Sbardella ha difeso chi in queste ore lavora senza sosta: "Sciacallaggio politico nei confronti di chi sta facendo sforzi sovrumani per garantire assistenza ai cittadini e ai passeggeri coinvolti”. La stessa Sac, in una nota, ha provato a tenere la rotta con parole più caute, ricordando che si tratta di "un fenomeno naturale straordinario, la cui evoluzione può cambiare di ora in ora".