di
Roberto Gressi
L’estate difficile del leader. Tra video trumpiani e caso De André
Eh sì, hai voglia se si vede, che sbanda, sbarella e sbroda. Sulle banche, sulla Spagna e i migranti, con l’editto su Ranucci, e pure con i video trumpiani tra il meme e il fake su Riccione, per tacere delle comparsate all’Agnata, tra gli amici di De Andrè. Vorrei vedere noi, però, al posto suo, ché ci vogliono le spalle larghe per resistere a quella sequela di mazzate. Il generale in vestaglia gli porta via elettori, parlamentari e amministratori, e magari un altro mazzetto li lascia nella Lega, a fare la quinta colonna. La squadra lombarda al completo, con Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, che gli chiedono, il primo, di cedere potere, l’altro di andare proprio a dare il pane alle papere del lago di Como. Brescia, Bergamo e Varese, la culla leghista non lo sopporta più. Zaia non ne parliamo, Giorgetti come Melampo, il Ponte che non galleggia, le speranze di tornare al Viminale ridotte al lumicino.
Pure lui però, Matteo Salvini, accidenti, ci mette del suo. È la maledizione dell’estate che lo perseguita. Certo lo avevano avvertito, dopo la musica, i balli e il mojito del Papeete, di muoversi con prudenza intorno a Ferragosto. «Chiediamo agli italiani se hanno la voglia, il coraggio di darci i pieni poteri». «Riapriamo il Parlamento, facciamo un dibattito veloce e andiamo a votare». Frasi, queste del 2019, che gli costarono il governo e la fortuna politica.











