In Sassonia-Anhalt il 6 settembre si elegge il nuovo parlamento regionale. L’ex governatore della Turingia Bodo Ramelow (Linke), attuale Vicepresidente del Bundestag, rompe gli indugi e perora una collaborazione del suo partito con la Cdu, per frenare l’ascesa di AfD. “Chi vuole evitare danni al Land della Sassonia-Anhalt deve essere in grado di dialogare al di là degli steccati di partito”, ha dichiarato al Redaktionsnetzwerk Deutschland. “È la Cdu a tergiversare, invece di dire: collaboriamo sui temi su cui è possibile collaborare”. A livello federale, la Cdu esclude infatti qualsiasi intesa con la Linke. In Turingia, però una simile collaborazione esiste praticamente da anni dato che tutti i partiti rifiutano di avallare l’AfD. Luigi Pantisano, co-presidente della Linke, domenica scorsa ha a sua volta dichiarato alla Zdf che “negli ultimi anni, come sinistra, abbiamo dimostrato di assumerci la responsabilità per questo Paese” e ciò vale senz’altro quando si tratta di impedire la nascita di un governo dell’AfD.
Il governatore della Sassonia-Anhalt Sven Schulze (Cdu) sa che deve dare il tutto per tutto per la rielezione e cerca di sganciarsi dai rigidi steccati del partito. Lanciandosi in una serata col noto cabarettista ed attore novantenne Dieter Hallervorden, dal motto “L’arte ha bisogno di libertà” ha avuto il tutto esaurito. Hallervoden ha posizioni intransigenti contro la guerra e non ha risparmiato critiche al governo di Berlino, costringendo Schulze a prendere a tratti le distanze ma al contempo permettendogli di profilarsi come aperto al dialogo. “Sono già cresciuto sotto una dittatura – ha detto l’attore -. Voglio fare di tutto affinché i partiti democratici impediscano, unendo le forze, che l’AfD vada al governo da sola”. Sostenere opinioni scomode, ascoltare e, nel dubbio, dissentire: per Schulze, sul palco, si è trattato di un equilibrio precario: “Non condivido ogni opinione … questa non è nemmeno la linea della CDU”, ha puntualizzato il governatore, “però non voglio lasciare il bene più prezioso di cui disponiamo, ovvero la libertà di espressione, nelle mani di un unico partito che ne fa un manifesto propagandistico”.












