Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
Cecilia Sala, con «I figli dell’odio» (Mondadori), ha vinto la XV edizione del Premio Caccuri. La vincitrice della sezione saggistica – colonna portante della manifestazione – ha ricevuto, dalle mani del prefetto di Crotone Franca Ferraro, la tradizionale Torre d’Argento, realizzata dal maestro orafo crotonese Michele Affidato. Secondi, a pari merito, gli altri tre finalisti del premio: Luca Sommi, con «Solo amore. Appunti per un manifesto in difesa degli animali» (PaperFirst); Pietro Grasso, con «U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra» (Feltrinelli); Tommaso Cerno, con «Le ragioni di Giuda» (Rizzoli). Il Premio Narrativa 2026 è stato invece assegnato ad Anna Mallamo, giornalista di Gazzetta del Sud, per il pluripremiato romanzo «Col buio me la vedo io» (Einaudi): l’autrice ha voluto leggere un breve racconto dedicato a Caccuri come “luogo dell’anima”, dove la parola, il “logos” – capace di fondare i mondi, e di trasformarli – , trova accoglienza e amore.
La piazza del Convento, sempre, in tutte le serate straripante di pubblico accorso da tutta la regione, si è lasciata coinvolgere dai racconti, intensi ed a volte struggenti, dei tanti ospiti che hanno calcato il palco del Premio, ormai punto di riferimento nel panorama culturale italiano, grazie all’impegno dell’Accademia dei Caccuriani, che annovera nel comitato direttivo Adolfo Barone, Olimpio Talarico e Cataldo Calabretta, ed il presidente delle giurie Giordano Bruno Guerri.Al centro del programma i quattro saggi finalisti, selezionati per la capacità di affrontare temi di attualità attraverso linguaggi e prospettive differenti. Cecilia Sala, giornalista di Chora News e inviata di guerra, ha seguito sul campo le crisi e i conflitti in Iran, Afghanistan, Ucraina, Georgia, Venezuela, Sud Sudan, Israele e nei territori occupati palestinesi. Particolarmente toccante è stato il racconto del suo arresto in Iran, nel dicembre 2024, e della sua detenzione, per venti giorni, nel carcere di Evon, «dove mi hanno portato a vedere la gru delle impiccagioni. Nella mia cella non c’era nulla, non un letto, non un materasso, non un cuscino. Solo un secchio di acciaio. Mi hanno tolto gli occhiali e le lenti a contatto. E c’è una luce sempre accesa che non ti fa dormire per ottenere da te quello che vogliono, per farti impazzire, per farti venire i pensieri peggiori, una tortura bianca». Un racconto che ha emozionato e coinvolto il pubblico.






