Firenze, 12 agosto 2026 – C’è chi timbra il cartellino e poi esce dall’ufficio, chi affida il badge a un collega e chi inserisce manualmente orari diversi da quelli effettivamente svolti. Il caso più eclatante avvenuto in Toscana risale al 2018, quando a Massa Carrara furono indagati 70 dipendenti pubblici della Provincia e del Genio civile, di cui 26 furono poi messi agli arresti domiciliari. L’inchiesta contestava circa 5mila episodi di assenteismo in due anni, per un totale di 2.600 ore. Alcuni lavoratori, secondo l’accusa, sarebbero usciti per andare al mercato o in chiesa, accompagnare i figli a scuola oppure lavorare nelle attività di famiglia.
Il consulente del lavoro Francesco Corrieri
A Firenze un funzionario della Regione Toscana, licenziato nel 2017 perché aveva timbrato durante la pausa pranzo alla mensa dell’ente anziché nella sede di servizio, è stato successivamente reintegrato dal giudice del lavoro e assolto dall’accusa di truffa.
Il caso più recente riguarda invece una sessantenne impiegata in un’azienda fiorentina di prodotti medici. Alla donna, responsabile della gestione delle presenze, sono state contestate per circa due anni ore segnate ma non lavorate, pause non registrate e ingressi e uscite irregolari, con oltre 6mila euro che non le sarebbero spettati. La Corte d’appello di Firenze ha confermato il licenziamento per giusta causa deciso dall’azienda. Ma che cosa accade prima di arrivare al provvedimento più grave? Lo abbiamo chiesto a Francesco Corrieri, consulente del lavoro e socio di Hr 27 Cdl Associati di Prato.






