Se n'è tornato a parlare in questi giorni, con Fontanarossa bloccato a intermittenza dalla cenere dell'Etna e centinaia di voli dirottati su Palermo, Comiso e Trapani: un secondo grande scalo nel cuore dell'Isola, lontano dal vulcano, capace di garantire continuità quando Catania si ferma.

Il deputato regionale del Pd Fabio Venezia ha rilanciato la proposta di un aeroporto intercontinentale tra Catenanuova e Dittaino, chiedendo alla Regione uno studio di fattibilità. Da Enna è arrivata la stessa richiesta dal presidente provinciale di Fratelli d'Italia, Nino Cammarata. E lo stesso ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha ricordato di aver messo nero su bianco l'ipotesi di una delocalizzazione dello scalo già nel 1999, quando era alla guida della Provincia di Catania.

Pochi ricordano però che quel progetto, diciotto anni fa, non si era fermato alle intenzioni. Nel 2008 l'allora deputato del Pd Wladimiro Crisafulli aveva intercettato l'interesse di una delegazione cinese per un accesso agevolato al sistema aeroportuale italiano, e nel giro di pochi mesi la trattativa era arrivata a un punto che oggi, con il senno di poi, sorprende. Protagonista era HNA, all'epoca holding cinese in forte espansione con un fatturato dichiarato di 18 miliardi di dollari l'anno, oltre cento aerei in flotta - inclusi alcuni Airbus A380 da 600 posti - e 60 alberghi nel mondo.