C'è un rischio che dovremmo avere il coraggio di guardare in faccia: mentre discutiamo di come difendere il paesaggio, il cambiamento climatico lo sta già trasformando davanti ai nostri occhi.

Le estati sempre più lunghe e roventi, le siccità, gli incendi, le bombe d'acqua, le grandinate violente, i fiumi quasi in secca e lo scioglimento dei ghiacciai non sono più scenari lontani o previsioni per il futuro. Sono fenomeni con cui stiamo già facendo i conti e la Toscana non sarà immune.

Il paesaggio che conosciamo – quello degli oliveti, dei cipressi, delle colline coltivate, delle campagne – rischia di essere profondamente modificato dall'aumento delle temperature e dalla crescente scarsità d'acqua. Alcune specie e colture soffriranno sempre di più, altre potrebbero arretrare o scomparire da territori nei quali sono presenti da secoli.

Di fronte a tutto questo, però, continuiamo troppo spesso a discutere soltanto dei singoli effetti della crisi: l'agricoltore chiede acqua, il cittadino teme l'aumento delle bollette, un'associazione protesta contro un impianto, un'impresa chiede energia a basso costo. Problemi reali, certamente, ma affrontarli uno alla volta, senza guardare alle cause comuni, significa limitarsi a curare i sintomi mentre la malattia continua ad avanzare.