La pressione della crisi climatica sta alterando equilibri millenari, imponendo ai ritmi della natura una necessaria riscrittura. Nella macchia della Toscana, l’afa estiva si è trasformata in un pericolo persino più temibile dei predatori, spingendo la fauna selvatica verso inedite strategie di sopravvivenza.
A documentare questo stravolgimento è una ricerca pluriennale pubblicata sulla rivista scientifica Integrative Zoology, condotta in otto aree protette regionali — tra cui il Parco della Maremma e Riserve Naturali regionali — e coordinata da Francesco Ferretti dell’Università degli Studi di Siena. Il lavoro, sostenuto finanziariamente dall'Ente Parco Regionale della Maremma, dalla Regione Toscana e dal National biodiversity future center nell'ambito del Pnrr, ha analizzato l'impatto delle temperature record su caprioli e daini avvalendosi di una vasta rete di fototrappole attive per oltre 12.400 giorni di campionamento estivo.
I risultati rivelano che nei mesi più caldi è il termometro, molto più della presenza umana o della convivenza tra diverse specie, a dettare la scansione della giornata degli ungulati. Tra gli animali osservati, il capriolo è risultato essere un soggetto «particolarmente sensibile» alle anomalie termiche.








