Le montagne sono serbatoi di biodiversità. Purtroppo, però, come certifica la scienza, risentono più di altri ambienti – naturali e non – del riscaldamento climatico. In montagna le temperature accelerano più che altrove e così piante e animali si stanno spostando verso l’alto per ritrovare le condizioni ottimali in cui vivere. Per i ricercatori è la scala mobile per l’estinzione, fenomeno al centro del bel libro Salire per sopravvivere dell’ornitologa Chiara Bettega (edito da People in collaborazione con L’Altra montagna, 122 pagine, 14 euro).

Bettega prende per mano lettore e lettrice e li accompagna lungo la sua ascesa, dalla fascia montana fatta di boschi misti, via via più su: la fascia subalpina, con le sue peccete, quella alpina oltre la linea degli alberi, dove i prati toccano il cielo, quella subnivale fino ai ghiacciai. Il viaggio della ricercatrice parte dalla Piana di Vezzena, Altopiano dei Sette Comuni (lato trentino), sulle tracce di un esserino rimasto ignoto alla comunità scientifica fino al 1978: la salamandra di Aurora, il cui areale è sorprendentemente minuscolo, vale a dire poco più di 30 chilometri quadrati, compresi tra i 1.200 e i 1.800 metri di quota. Significa che la salamandra di Aurora esiste solo lì, e in nessun’altra parte del mondo. Ora, però, tra crisi climatica, dipendenza dall’acqua (che scarseggia sempre più per via della siccità), e la sua ridotta capacità di dispersione (si sposta al massimo di otto metri all’anno), Aurora rischia di scomparire. Come sintetizza Bettega “potrebbe non riuscire neppure a salire sulla scala mobile per cercare condizioni migliori più in alto“.