Di fronte alla crescente minaccia ibrida russa, Italia e Germania imboccano strade diverse: Roma rafforza il dominio cyber e il coordinamento della Difesa, Berlino punta a una profonda riforma dell’intelligence con capacità offensive. Due approcci distinti alla sicurezza nazionale. L’analisi di Niccolò Petrelli

Nelle ultime settimane sia Roma che Berlino hanno accelerato sulla risposta alle crescenti attività di “guerra ibrida”, condotte da parte della Russia contro i Paesi europei; le strade scelte, però, sembrano divergere. Mentre in Italia il governo ha recentemente optato per un rafforzamento della Difesa nel dominio cibernetico, in Germania si è data priorità a un’ampia (e da tempo ritenuta ormai imprescindibile) riforma degli apparati di intelligence.

In Italia il consiglio dei Ministri ha approvato il 4 agosto 2026, un disegno di legge a carattere piuttosto ampio per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale ora all’esame del Parlamento. Il Ddl formalizza uno “spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato”, il cui perimetro è definito e aggiornato dal ministro della Difesa, eleva il settore cyber a dominio militare strategico al pari di terra, mare e cielo, riorganizza l’intelligence militare, ribattezzato Comando Interforze Cyber Intel – Reparto Informazioni e Sicurezza (COCI-RIS), e istituisce figure specializzate. Benché il Ddl menzioni la questione della pianificazione e direzione delle operazioni cyber all’interno del perimetro cibernetico militare nazionale, esso mantiene sostanzialmente inalterate le prerogative della Difesa in questo campo.