Roma, 12 agosto 2026 – Il caso dello scambio di embrioni al San Raffaele di Milano ha riportato al centro del dibattito una domanda che, fin dalle prime ore della vicenda, molti si sono posti: se fosse nato un bambino, di chi sarebbe stato legalmente figlio? Un interrogativo che tocca uno dei temi più complessi del diritto della famiglia e della procreazione medicalmente assistita (PMA): il rapporto tra patrimonio genetico, gravidanza, volontà dei genitori e interesse del minore. A spiegare al Quotidiano Nazionale quale sia oggi lo stato della legge italiana è Gianni Baldini, avvocato cassazionista e docente di biodiritto nelle università di Firenze e Siena, direttore della Fondazione PMA Italia e legale che ha curato i ricorsi delle coppie di pazienti davanti alla Corte costituzionale contro la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. La vicenda del San Raffaele richiama inevitabilmente precedenti che hanno segnato la storia italiana della fecondazione assistita. Il più noto è il caso dell’ospedale Pertini di Roma del 2013, quando un errore durante la procedura di PMA portò allo scambio di embrioni tra due coppie. L’errore venne scoperto durante la gravidanza e il caso arrivò al centro del dibattito perché pose lo stesso interrogativo: quale principio deve prevalere, quello genetico o quello fondato sulla volontà di diventare genitori e sul legame creato durante la gestazione?
Scambio di embrioni al San Raffaele, cosa dice la legge sulla procreazione medicalmente assistita. Domande e risposte
Gianni Baldini, avvocato cassazionista e docente di biodiritto nelle università di Firenze e Siena, direttore della Fondazione PMA Italia, chiarisce alcuni punti su un tema che mostra diversi vulnus











