A sinistra Lavitola, a destra Gomes Tavares.

Dal carcere di Secondigliano agli affari all’Estero, fino al sopralluogo in casa di Sigfrido Ranucci prima dell’attentato: il rapporto fra Valter Lavitola e Clesio Gomes Tavares.

"Non devono pensare che io e te siamo d'accordo su qualche cosa, parlare può solo danneggiarci". Queste le parole di Valter Lavitola a Clesio Gomes Tavares il 6 luglio scorso, mentre erano in corso gli accertamenti ed entrambi venivano iscritti formalmente nel registro degli indagati.

Ieri Valter Lavitola è stato arrestato dai carabinieri di Roma poiché ritenuto il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso ottobre davanti alla sua villetta a Pomezia. Secondo quanto riportato dalla gip Lavitola voleva far aumentare la popolarità di Ranucci con l'attentato sperando che poi fosse convertita in consensi elettorali e guadagnarsi un posto di rilievo nelle dinamiche legate alla politica italiana. "Ogni attacco che ti fanno ti fa crescere", diceva in tempi non sospetti all'amico giornalista. Tavares, invece, è riuscito a fuggire mesi fa in Africa: oggi si trova ancora in Camerun e non ha intenzione di fare rientro in Italia. Entrambi sono accusati di strage in concorso, con l’aggravante delle modalità mafiose. La loro storia, però, inizia prima dell'attentato a Sigfrido Ranucci.