Poco più di 24 ore prima del suo arresto, Valter Lavitola avrebbe contattato il direttore di MowMag, per un’intervista telefonica. Nel colloquio, Lavitola ha sostenuto di aver appreso dalla televisione del presunto coinvolgimento di Gomes Clesio Tavares nell’attentato contro Sigfrido Ranucci. A proposito dell’ipotesi, ha affermato: “E te lo aggiungo: se l’ha messa Gomes veramente, allora l’ho messa pure io”.Lavitola ha poi sviluppato un ragionamento paradossale sul possibile coinvolgimento proprio e di Ranucci: “Se l’ha fatto Gomes, vuol dire che l’ho fatta fare io”; e “se l’ho fatta fare io, vuol dire che l’ho fatto d’accordo con Sigfrido — perché non vado certo a fare un favore a Sigfrido senza dirglielo. E se ipotizziamo che io voglia fare un favore a Sigfrido, questo favore deve avere una finalità”.Secondo Lavitola, questo ragionamento sarebbe già stato esposto agli inquirenti. Ha inoltre spiegato di aver consegnato volontariamente il proprio telefono affinché venisse utilizzato per le indagini: “l’ho già fatto anche in procura, quindi te lo posso dire. Ovviamente ho il trojan nel telefono, gliel’ho consegnato apposta perché ce lo mettessero, perché mi fa comodo che facciano tutte le indagini”.Lavitola ha quindi escluso alcune possibili motivazioni dell’attentato. Ha ricordato che mesi prima Ranucci rischiava di essere allontanato dalla Rai, ma che successivamente le sue puntate erano state confermate. Ha inoltre escluso la ricerca di maggiore notorietà o di una scorta, sostenendo: “Mesi prima lo volevano cacciare dalla Rai”. E ancora: “Voleva avere la scorta? No, ce l’aveva già. Voleva più notorietà? Ce l’aveva, di più non ne poteva avere”.Infine, ha respinto l’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti: “non esiste”. Su Tavares ha aggiunto: “Non credo si siano mai visti” e “Che Gomes abbia fatto una cosa del genere, io lo escludo — e non perché lo voglia difendere a prescindere, ma perché lo conosco”.