Negli Stati Uniti continua a montare, con indiscrezioni che alimentano polemiche, il caso Air Force One. Secondo nuove rivelazioni circa il rientro di Trump dalla Turchia a luglio a bordo di un volo militare segreto, reso noto solo nelle scorse ore dalla stampa Usa, si apprende che la minaccia iraniana era piuttosto circostanziata. Stando infatti a quanto riferito al New York Times da due funzionari statunitensi, tra le diverse fonti di informazione raccolte dall’intelligence americana vi era la minaccia di un missile terra-aria contro l’Air Force One. Nello specifico, prosegue il resoconto del quotidiano statunitense, qualcuno nelle vicinanze del vertice Nato svoltosi ad Ankara era stato avvistato con un razzo portatile e gli iraniani sapevano perfino con precisione dove stesse alloggiando il tycoon, incluso il piano dell’edificio.Le informazioni raccolte dagli 007 sono state ritenute sufficientemente credibili da indurre The Donald e gli alti funzionari della sua amministrazione a mettere in atto lo stratagemma del cambio di volo per lasciare la Turchia. Davanti alle telecamere, quindi, il commander in chief era stato fatto salire sul vecchio Air Force One (e non sul nuovo velivolo donato dal Qatar) e in gran segreto, con un container per il catering aeroportuale, era stato trasferito su un aereo militare C-32A. Il livello di segretezza dell’operazione era tale che neanche ai giornalisti a bordo del volo presidenziale era stato detto che il capo della Casa Bianca non stava viaggiando con loro e la messinscena, avvenuta a poche ore dal riavvio degli attacchi di Washington contro Teheran, avrebbe reso i reporter delle esche inconsapevoli di un potenziale piano letale dell’Iran. Tra gli altri, sull’aereo civetta erano presenti alti funzionari dell’amministrazione Usa come il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il principale consigliere per la politica interna Stephen Miller e il direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung. Anche se Trump nel frattempo ha commentato pubblicamente le indiscrezioni sostenendo di aver seguito le istruzioni dei servizi segreti e che il suo volo militare era più a rischio, la polemica sull’impiego di giornalisti inconsapevoli della minaccia non accenna a diminuire. Rari sono i precedenti recenti di stratagemmi simili messi in campo da un commander in chief. Ai tempi delle loro rispettive presidenze, George W. Bush e Barack Obama volarono in Iraq mentre Bill Clinton si recò brevemente in Pakistan ma, come sottolinea Peter Baker sul New York Times, in tali occasioni il pericolo non sarebbe stato scaricato su altri nelle modalità e con la durata del segreto riscontrate nel caso attualeAl di là delle polemiche, pochi dubitano del livello di allarme che riguarda il presidente degli Stati Uniti, già oggetto di attentati contro la sua vita. Sempre nelle ultime ore è stato reso noto che jet militari Usa hanno intercettato un velivolo civile che era entrato nello spazio aereo sopra la città dell’Ohio che ospitava i Patriot Games a cui stava presenziando Trump. Il velivolo è stato poi scortato in sicurezza fuori dallo spazio aereo. Si tratterebbe del quarto episodio in una settimana di violazione della zona di interdizione al volo dovuta alla presenza del tycoon. Domenica tre velivoli sono entrati nello spazio aereo ristretto intorno al campo da golf di The Donald a Bedminster, nel New Jersey.