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Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni

Le carte dell'inchiesta su Lavitola rivelano come il giornalista abbia integrato un sondaggio preparato dal faccendiere che lo riguardava. I dialoghi tra i due: «Sei mai stato nel corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi?». «Ancora no»

Sul sondaggio c’è anche la partecipazione del conduttore di Report: Lavitola infatti lo stava progettando per lanciare Ranucci in politica, e l’altro dava consigli su come prepararlo al meglio. Nelle carte, è tutto molto chiaro: Ranucci integra il sondaggio e «mette dentro — come dice lui stesso — delle altre cose». Partiamo dall’inizio.

«Un posto di rilievo»«Dovrò mettermi contro mio fratello?». Si interrogava Valter Lavitola per poi rispondersi «Sì». Quando occorre, se serve, Valter sa sfidare i sensi di colpa con sbalorditiva duplicità, osservano gli investigatori. Così, nella storia dell’attentato «promozionale» all’amico fraterno Sigfrido Ranucci, Lavitola sceglie presto da che parte stare: soprattutto con sé stesso. Scrive, infatti, la gip Iole Moricca in un passaggio dell’ordinanza che ha portato all’arresto del faccendiere per detenzione di materiale esplosivo, minaccia e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso: «È indubbio che il progetto perseguito da Lavitola fosse strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano, dovendo escludere che lo stesso agisse, investendo denaro e tempo, proprio solo per aiutare l’amico Ranucci».