Modena ha reso omaggio a Giuliano Della Casa con un abbraccio collettivo di parole, musica, colori e memoria viva. Giuliano un pittore, un artista e un maestro dell’anima, così è stato salutato, prima nella Sala dei Fiumi e poi nella cappella di Terracielo dell’amico Gianni Gibellini.
Una cerimonia aperta dalle parole di don Domenico Malmusi della parrocchia di Collegara. Tanti i modenesi, una folla composta, a rappresentare il legame di Della Casa con la città. Non c’è stato spazio per la retorica funebre, si è celebrata la vita di un artista che ha fatto delle tele e dei segni il proprio alfabeto. Intorno alla bara si sono raccolti i suoi studenti, gli amici di una vita, i compagni d’arte. Le istituzioni presenti hanno rappresentato il dolore della città; la vicesindaco Francesca Maletti e l’ex primo cittadino Gian Carlo Muzzarelli, ora consigliere regionale, hanno sottolineato il suo genio in tutte le sue forme.
Niente formule rigide, solo suoni che hanno aperto i cuori. La funzione è stata toccante, cadenzata da note sospese, un pianoforte, una cornamusa ad evocare echi lontani. Un’ocarina per far vibrare ogni sospiro. Di fianco all’altare uno schermo con foto, articoli di giornali, opere e ricordi: "Mio fratello – ha detto Delio il maggiore dei fratelli Della Casa – è stato precoce in tutto, il suo talento si è palesato subito, e quando i nostri genitori lo volevano avviare alla ragioneria hanno dovuto desistere davanti alla sua fantasia. Disegnava su qualsiasi cosa, e già da bambino, si metteva fuori casa a cercare di vendere le sue opere per 5 lire".













