Il programma di Futuro Nazionale si intitola “Base Ideologica e Programmatica” e con uno slancio di ambizione e prospettiva vuole essere un progetto per l’Italia dei prossimi dieci anni. Il documento è molto lungo e diviso in capitoli, si va dall’economia all’energia, dalla giustizia all’immigrazione, dalle pensioni all’industria, dalle carceri alla tecnologia. Prova a mettere in fila una visione complessiva del Paese e della sua collocazione internazionale. Ma proprio quando arriva alla politica estera, e in particolare alla guerra in Ucraina, cade la maschera.
Prendiamo l’esempio della balla del gas russo a buon mercato – di cui Linkiesta aveva già parlato qui. Futuro Nazionale insiste sulla riapertura all’acquisto di gas dalla Russia a prezzi vantaggiosi. Il programma la presenta come una scelta di pragmatismo e sicurezza nazionale, accanto alla diversificazione delle fonti e allo sviluppo del nucleare, delle biomasse e delle risorse nazionali.
Ci sono almeno due problemi qui. Il primo è economico: il gas russo non è mai stato davvero conveniente per l’Europa, anche quando sembrava costare meno. Il secondo è giuridico, perché l’Italia non può semplicemente decidere da sola di riaprire il rubinetto. Nel frattempo l’Unione europea ha costruito un quadro normativo per il progressivo phase out del gas russo. E un governo italiano che volesse davvero fare quello che promette il programma dovrebbe prima modificare il quadro europeo. Ammesso che ci riuscisse, resterebbe da spiegare perché tornare a dipendere da un fornitore dal quale l’Europa ha deciso di ridurre strutturalmente la propria dipendenza dovrebbe essere considerato una strategia di diversificazione.













