La minaccia russa? «Fantomatica». È scritto proprio così, nella seconda parte del programma di Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci (qui il nostro articolo dedicato alla prima parte). Il generale che vuole più Forze armate, più soldi per equipaggiarle e persino più militari nelle strade ritiene che la principale minaccia alla sicurezza italiana non arrivi da Mosca. Arriva, secondo il programma, «specialmente nell’invasione da parte di popoli esotici e nella distruzione del sistema sociale occidentale».

È il punto di partenza per leggere il resto. Futuro Nazionale «rigetta con fermezza» l’obiettivo Nato di portare la spesa per la Difesa al cinque per cento del prodotto interno lordo e contesta che siano Nato o Ue a stabilire quanto l’Italia debba spendere. No anche a Safe, lo strumento europeo di prestiti per la difesa, considerato un nuovo debito condizionato dalle priorità di Bruxelles. Il riarmo, semmai, dovrà essere italiano, sostenuto dall’industria nazionale e calibrato sulle «reali necessità strategiche italiane».

Vannacci conferma l’impegno italiano nella clausola di difesa collettiva dell’articolo 5 della Nato in caso di aggressione a un alleato e il contrasto al terrorismo. Ma rifiuta gli interventi militari «avventuristi» o destinati a «esportare la democrazia», privilegiando diplomazia e dialogo. Insomma: nella Nato sì, ma con una diversa gerarchia delle minacce e soprattutto delle priorità.