La Russia non ha bisogno di vincere le elezioni italiane. Le basta impedire che qualcuno le vinca davvero. Per questo, giocherà un ruolo molto importante nello scontro elettorale.
Ci sono due forze politiche apertamente filoputiniane, nel senso che auspicano la capitolazione dell’Ucraina: sono Futuro Nazionale di Roberto Vannacci all’estrema destra, e Schieriamoci di Alessandro Di Battista, all’estrema sinistra (sinistra, si fa per dire).
Non si sa ovviamente se Vannacci sarà in coalizione con Meloni o fuori, e se lui è Dibba riusciranno a raccogliere le firme necessarie per presentare le liste elettorali. Certo, Di Battista sarà fuori dal cosiddetto campo largo con l’obiettivo di togliere voti al suo ex capo Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, e rastrellando poi quelli degli arrabbiati di vario conio, ivi compresi i putiniani di Angelo D’Orsi e gli antisionisti di Francesca Albanese, da Dibba molto corteggiata, e magari stipulando un’alleanza con Rifondazione comunista, Potere al popolo e altre piccole forze della prima metà del secolo scorso: il vecchio filosovietismo che tracima nel filoputinismo. A Di Battista questo intrico ideologico interessa poco. L’importante è tornare in Parlamento per sabotarlo dal di dentro: la famosa scatoletta di tonno di quindici anni fa che riemerge dalla risacca del vecchio grillismo.









