L’Italia, nella guerra ibrida cognitiva, è un paese aggredito
Aldo Torchiaro
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Il vero federatore dei riformisti italiani? Vladimir Putin. Perché nel tentativo di contrastare l’avanzata dell’influenza russa sulla politica italiana, il fronte liberale prova a fare ciò che raramente gli riesce: mettersi insieme. Superare rivalità e ruggini per unirsi. L’allarme è comune. «I crimini di guerra di Putin diventano atti aggressivi di guerra cognitiva in Italia», denunciano all’unisono i promotori di un incontro in Senato dedicato alla denuncia dello Stivale di Putin. E così, per la prima volta, marciano fianco a fianco Azione, Italia Viva, Partito Liberaldemocratico, Radicali Italiani, Europa Radicale, Più Europa e l’area riformista del Pd rappresentata da Filippo Sensi e dalla vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno. L’iniziativa dell’instancabile senatore azionista Marco Lombardo («Dobbiamo impedire a Putin di vincere sul terreno della guerra cognitiva») non è soltanto una manifestazione politica. È il tentativo di rispondere a una domanda che attraversa ormai tutte le democrazie occidentali: quanto è penetrata a fondo la propaganda del Cremlino? Il dossier presentato nel corso dell’iniziativa prova a fornire una risposta. E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante.











